FRAMMENTI IN VERSI E PROSA

La rubrica propone frammenti letterari in versi e prosa scanditi sul ritmo delle stagioni e delle festività dell'anno, ma anche momenti ed esperienze di vita scolastica.

4 NOVEMBRE - Ricordo dei caduti della Grande Guerra
Stuparich - Guerra del '15      Soldato contadino - Diario

 

I fratelli Giani e Carlo Stuparich al fronte

 
3 agosto. Trincee del Lisert. 
Albeggia; la nebbia bassa si leva, come un leggero fumo argenteo, su dalla terra. Carlo dorme: il suo grande corpo è disteso supino, una mano bianca sopra le giberne; il capo gli è scivolato dallo zaino, e il berretto con la visiera di cuoio nero, lucida e imperlata di brina, gli si è scostato un poco dalla fronte; la barba non fatta da alcuni giorni gl’imbionda le guance; l’espressione della sua faccia è serena, ma intorno alla bocca si raccoglie, come salita dal fondo dell’anima, un’ombra di tale dolore, che pare il volto stesso della tragedia che noi tutti stiamo vivendo. Carlo compie oggi ventun anno. Penso alla mamma che per venti anni l’ha avuto in questo giorno sempre vicino. Egli apre gli occhi senza muoversi e accorgendosi di me che lo guardo, sorride.”
 
Giani Stuparich, Trieste 1891, Roma 1961.
Da Guerra del ’15, Milano, Treves 1931. Quodlibet, 2015, nel centenario.
 
I fratelli triestini Giani e Carlo Stuparich si arruolano volontari nel maggio del ’15 disertando dall’esercito dell’Impero austro-ungarico di cui erano sudditi. È con loro un altro scrittore triestino, Scipio Slataper che nel 12 ha pubblicato Il mio Carso. I tre giovani, formati nell’ambiente fiorentino de “La Voce”, sono animati dal sogno di una Trieste italiana. La loro partenza per il fronte ricorda una scena risorgimentale: Giani indossa sotto l’uniforme la camicia rossa. Ben presto però, nelle trincee del Carso, i giovani interventisti conoscono ‘il vero volto della guerra’.
Carlo è più giovane di tre anni del fratello; Giani sente il dovere di proteggerlo, veglia su di lui, ne spia l’umore e gli stati d’animo.
Il sorriso di Carlo si spegne nel maggio del 1916 durante la difesa del monte Cengio. Scipio, per Giani quasi un fratello maggiore, era caduto il 3 dicembre del 1915 sul Podgora. A Giani, unico sopravvissuto, spetterà il compito di conservare il loro ricordo, di curare i loro scritti, e di tramandare con il suo diario, Guerra del ’15, la memoria di tutti i caduti e combattenti della Grande Guerra.
 

Accostiamo alla pagina del diarista colto e ideologicamente formato la struggente testimonianza di un contadino trentino che esprime l’angoscia per essere stato strappato agli affetti e gettato in un tempo e uno spazio che sconvolgono le sue coordinate di vita.

“Al saluto di mio figlio e mio fratello e nipote Fortunato io non erra più presente ame stesso, al baccio e alla amara parolla adio, nel mio penssiero di dovere andare alla guerra, credevo che il mio essere si spezzase del dolore, ma è Dio che protege e non vuole… Finalmente ad ore 2 arrivo nel tremendo spiazzale mi sdraiai al suolo, scuasi privo dei sensi, fruscata la mia mente del tremendo specchio che mi vedivo davanti della mia vitta venire…”

Cit. in M. Isnenghi,  Le guerre degli Italiani.

 
 
Rubrica a cura della prof.ssa Elena Trevisan
 
 
Ultimo aggiornamento: 26/11/2021 - Articolo visualizzato 163 volte

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